Samaroli: una lettera, un ricordo, un saluto.

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Caro Silvano, ma te ne vai così?

Ci eravamo scritti per mail non più di trentasei ore prima della tua scomparsa, te lo ricordi? Eri a Singapore e rispondesti alla mia mail dicendomi che eri felice della disponibilità della casa editrice Giunti a presentare il tuo libro al nostro festival di Roma e concludevi dicendo “Tuttavia se non succede niente d’imprevisto io sarò a Roma a tua disposizione”. Sapevi forse che non ci saremmo più rivisti?

A mia disposizione, e chi sono io per meritarmi il tuo rispetto? Non sai quanto mi hanno fatto piacere le tue parole. Era questo aspetto che molti di te non conoscevano. Dietro l’autorevolezza e la deferenza che suscitavi, c’era una persona semplice, quella semplicità che è un punto d’arrivo secondo Folon. Quella che cercavi da molto tempo nelle tue preziose selezioni. Traspare peraltro appieno nel tuo scritto.

E adesso come facciamo? Mi avevi promesso che saresti passato a trovarmi in Valtellina a mangiare i pizzoccheri cucinati da mia moglie. Mi avevi promesso che avremmo scritto assieme un libro intervista sulla tua persona. Ti mandai la prefazione, ricordi? Mi rispondesti dicendo “mio caro, scrivessi io come lo fai tu”. Bugiardo. Il tuo Whisky eretico è opera importante, fine e fondamentale al di là dell’argomento trattato che l’avevo capito trattavasi di un mero pretesto.

Perdonami se prima ho scritto quella parola, selezionatore. Tu la rifiutavi. Mi dicesti una volta “Fammi una cortesia. Quando scrivi di me, non scrivere selezionatore ma interprete poiché selezionatori possono esserlo in molti, interpreti in pochi.” Avevi ragione.

Su molte cose non eravamo d’accordo, non te l’ho mai nascosto. Come pure che all’inizio ti detestavo. Non tolleravo che il tuo nome fosse diventato più importante delle distillerie delle quali ti facevi interprete. Le persone mi dicevano che avevano assaggiato un whisky di Samaroli. A quel punto io domandavo “Quale? Di quale distilleria?” e non mi sapevano rispondere. Questo non lo sopportavo. Solo quando ti conobbi personalmente capii quanto ero in errore. Leggendo nel profondo compresi che era conseguenza non da te voluta. Eppure l’avrei dovuto capire da solo. Non poteva essere diversamente perché le tue “interpretazioni” mi piacevano immensamente.

Recentemente, in una intervista mi è stato chiesto quale fosse stato il whisky più buono che avessi mai assaggiato nella mia carriera. Risposi che non potevo dare una risposta che fosse stata seria. Continuai dicendo che qualora avessi individuato qualcosa di fortemente emozionate ed evocativo, lo avrei fatto in base alla mia conoscenza al momento e quindi suscettibile di revisione. Inoltre i gusti oltre ad essere soggettivi erano mutabili nel tempo. Pertanto conclusi scrivendo che anziché parlare del migliore mai assaggiato avrei potuto citare la migliore esperienza vissuta fino al quel momento assaggiando un whisky, spostando l’attenzione dal distillato al fattore temporale. In quel caso la ricordavo bene quella formidabile esperienza trascendente provata assaggiando un tuo particolare imbottigliamento. Non mi dimenticherò mai quel brivido che pervase l’intera mia spina dorsale. Te la raccontai definendola una straordinaria esperienza anche fisica e tu mi correggesti che in realtà era metafisica e che era proprio quello che andavi cercando di far provare. Per questa ragione lascerai un vuoto incolmabile.

Immagino che molti tuoi estimatori ieri ti abbiano omaggiato bevendosi un dram alla tua memoria. Io no, non ne avevo voglia. Ho però mangiato molta cioccolata mentre accarezzavo il mio gatto perché ero triste e così facendo mi sono rammentato di una promessa che ti avevo fatto.

Ricordi quella volta che ci feci la sorpresa intervenendo nel mezzo di una degustazione da altri condotta? Eri giudice ad un festival di rum e ci eravamo accordati nel fare questo coup de théatre che sapevi mi piaceva tanto. Come ti vidi scendere dal taxi davanti al negozio, feci appena in tempo a dire “Ragazzi, scusate se interrompo la degustazione, ma è arrivato Samaroli”, che da tutte le tasche emersero dei cellulari per scattare delle foto. Come per una star quale sinceramente eri. Alcuni di tali scatti furono particolarmente riusciti. L’ultima volta che ci siamo incontrati te lo dissi e tu mi pregasti: “Perché non me le mandi?” Non feci in tempo.

Eccole e scusa il ritardo.

A presto.

Pino Perrone

P.S.: Ringrazio ancora Corrado Mercuriali per aver degnamente fissato i momenti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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